Scuola per Genitori – Montegalda

È un percorso di quattro incontri per genitori e anche per tutti coloro che sono impegnati in ruoli educativi e di sostegno alla crescita quali insegnanti, catechisti, educatori, animatori. La premessa: non esistono modelli educativi ideali, ma si possono scoprire nuove strade nella relazione tra GENITORI e FIGLI per Crescere Insieme.

Le testimonianze

Parole di genitori che hanno fatto il percorso e che condividono esperienze ed emozioni

Profilo dei docenti

Parole di genitori che hanno fatto il percorso e che condividono esperienze ed emozioni

Orari

Gli incontri sono strutturati dalle ore 20:00 alle ore 23:00.

L’accoglienza prevede con un buffet iniziale per tutti quei genitori che tra lavoro, figli e impegni domestici si ritrovano ad aver poco tempo per cenare: non preoccupatevi, ci pensa l’associazione con un buffet dolce/salato, bibite e caffè per ritemprare il corpo prima di catapultarsi nel tema della serata.

L’occasione del buffet è anche utile per condividere, conoscersi e stare insieme agli altri genitori per raccontarsi e scambiare due parole.

Dove

Gli incontri si terranno presso l’aula magna della scuola media G. Toaldo di Montegalda; la sala è ampia, spaziosa dotata di tutti i comfort per accogliere i partecipanti.

Iscrizione

Per iscriversi bisogna procedere a compilare il form qui Modulo di iscrizione ; una volta inviato sulla propria mail si riceveranno tutte le informazioni per il pagamento che confermerà la partecipazione.

  • Venerdì 20 ottobre 2017

    Arrabbiarsi in famiglia ha senso?

    Serata per comprendere perché ci si arrabbia ed in particolare la correlazione tra la rabbia, le ferite non elaborate e la proiezione di queste verso gli altri. Il risultato delle arrabbiature è il rafforzamento delle ferite proprie ed altrui. Quindi, anche se umanamente comprensibili, le arrabbiature non hanno senso. E’ previsto un momento di sottogruppo tra i partecipanti per confrontarsi su questi contenuti rispetto alle proprie convinzioni ed esperienze vissute.

  • Venerdì 03 novembre 2017

    Infanzia e fanciullezza, un mondo da scoprire!

    Serata che inizia con un laboratorio di argilla dove i partecipanti sono invitati a rappresentare un oggetto simbolo di un ricordo positivo della loro infanzia ed un altro simbolo della loro fanciullezza. Al termine dei lavori ognuno presenta i propri oggetti agli altri. Questa è una bellissima occasione per conarrarsi e raccontarsi agli altri facendo emergere aspetti profondi e abbastanza lontani dai ricordi abituali. Ognuno sintetizza il racconto con una parola per l’infanzia e una per la fanciullezza che vengono scritte su due diversi cartelloni. E’ un modo per rendersi conto di quanto siano state belle le nostre infanzie e fanciullezze: sarà così anche per i nostri figli? Potranno anche loro un giorno scrivere cartelloni belli come questi?

    Ci sono tre spunti che, messi in pratica dai genitori (ma anche da altre figure educative quali insegnati, educatori, catechisti), possono aiutare i nostri figli a vivere infanzie e fanciullezze più serene. Concretamente si tratta:

    1. di non arrabbiarsi (rinviando all’incontro precedente);
    2. di vivere la coppia con amore autentico;
    3. di avere (o cercare) sempre il senso della vita.

    Avere genitori che vivono in modo sereno la coppia e che si rendono conto che si è genitori in due “sulla stessa barca” è già buona parte dell’azione educativa. Dare senso alla vita è qualcosa di preziosissimo per il genitore stesso, ma che il figlio percepisce molto bene ed è di notevole stimolo nel suo percorso di crescita.

  • Venerdì 17 novembre 2017

    Ruolo femminile con i figli nella coppia

    Serata per descrivere il ruolo della madre. E’ nella natura della madre tutto ciò che ha a che fare con l’amore e l’affettività. In particolare, la madre contiene, protegge, dà calore, si prende cura, accudisce. Ci si sofferma sulla reinfetazione, ovvero quando la madre eccede in quelle che sono le sue competenze nel tentativo di fare a livello psicologico quello che a livello fisico non può più fare: portare il figlio dentro di sé. Questo desiderio di reinfetare nasce dalla natura materna: essere portatrice della vita e quindi molto sensibile a tutto quello che, secondo lei, può mettere in pericolo la vita stessa. Che fare per non reinfetare o farlo il meno possibile? Fondamentale la consapevolezza, ossia sapere che si tende a comportarsi così. Molto importante anche sostituire la reinfetazione con la Rêverie che è la capacità della madre di accogliere con amore le paure, le sofferenze, le angosce e le ansie del figlio dando a queste un significato e restituendole al figlio con un senso. Emerge quindi come, quando c’è reinfetazione, la madre tende a sostituirsi al figlio per evitargli fatiche, pericoli e sacrifici; nella rêverie invece la madre aiuta, ma senza sostituirsi.

  • Venerdì 01 dicembre 2017

    Ruolo maschile con i figli nella coppia

    Ci si sofferma sull’attuale crisi della figura paterna partendo dalle sue origini che, dal punto di vista sociologico, trova radici in quanto accaduto tra la fine degli anni ‘60 e l’inizio degli anni ‘70: il fallimento dei maschi che hanno provato a cambiare la società e le sue ingiustizie ed il successo delle donne che hanno ottenuto parecchi diritti. Queste trasformazioni hanno generato un disorientamento del maschio al punto che è di notevole interesse la seguente domanda: qual è il ruolo maschile? Alcuni uomini non riuscendo a trovare risposta a questa domanda hanno scelto di abdicare dal ruolo educativo o di fare le vice mamme agendo su delega di queste ed ispirandosi a loro. Agire come vice mamma può essere anche di aiuto alle proprie donne, ma non è la prerogativa maschile principale. E allora al padre cosa spetta?

    1. a) AUTONOMIA: portare il figlio nel mondo, togliendolo dalla reinfetazione materna, insegnandogli ad essere indipendente, libero e fornendogli gli strumenti necessari a fare tutto ciò.
    2. b)  CULTURA: farlo innamorare della conoscenza, stimolare la sua voglia di scoprire e di imparare.
    3. c) ETICA: dare le regole ed insegnargli a distinguere il bene dal male.

    Dopo questi spunti, i partecipanti vengono invitati a dividersi in coppie formate da un maschio ed una femmina (marito e moglie per chi era presente in coppia). Con la donna bendata e con l’uomo che guida, ogni coppia è invitata a fare un percorso dei sensi. In pratica prima, stimolando l’udito con una musica ballabile danzano insieme, poi lei guidata da lui a riconoscere le altre coppie con il tatto, successivamente lei annusa dei profumi ed infine lui imbocca lei con del cibo. Al termine viene chiesto ad ognuno un aggettivo per esprimere quanto vissuto. In particolare, le donne generalmente, riconoscono di essersi fidate degli uomini. Da qui lo spunto per suggerire come provare ad uscire dal disorientamento del ruolo maschile e dalla reinfetazione della donna; aiutarsi tra uomo e donna armonizzando il maschile con il femminile. Nello specifico si chiede alle donne di fidarsi dei loro uomini (come nell’attività fatta precedentemente). La fiducia della donna dà all’uomo stimolo e motivazioni per tornare a svolgere il suo ruolo. Agli uomini si chiede di far sentire amate le proprie donne. Inoltre si chiede di fare i bonificatori: raccogliere le ansie e le paure femminili collegate alla paranoia primaria della donna intesa come sensibilità verso tutto ciò che per lei può minacciare e mettere in pericolo la vita. Quanto raccolto va portato fuori dalla famiglia e smaltito anche con lo sforzo fisico, lo sport e la fatica.

Testimonianze

L’esperienza fatta è stata positiva, ho respirato un clima di “ben-essere” dove ciascuno con la sua diversità, in quel momento, in quella serata, si metteva in gioco, si viveva così… per quello che in quel momento riusciva a dare, senza pretese, senza tensione. In un periodo per me sfiancate, la somma delle tante ENERGIE positive emerse dalle condivisioni è stata una buona ricarica. E’ stato bello incontrare persone che non conoscevo e scoprire con più profondità altre…. già incontrate in parrocchia; in questo ambito diverso, con più tempo e in uno spazio particolare è stata veramente un’occasione per ri-trovarsi e per conoscersi di più. La condivisione del vissuto, che non è scontata, soprattutto ai giorni d’oggi, dove, a volte, la fretta e l’indifferenza sembrano coprire ogni realtà, ha toccato i cuori ed il mio è stato scaldato. Mi sono portata a casa e al lavoro tante belle “perle preziose” che vanno ad arricchire quel “tesoro” dentro di noi che ci fa persone, con un anima ed un cuore, amanti della Vita. Vi ringrazio perché ho avuto la possibilità di aprire, di ri-spolverare aspetti dentro di me, emozioni legate alla mia storia personale, che con il tempo si erano sedimentate. Mi hai dato la possibilità di rimettermi in gioco tirando fuori “energie” che avevo dentro. Ringrazio Gabriele per tutti quei preziosi spunti sull’educazione, sulla guida al maschile e al femminile, sull’essere persona in un mondo d’oggi dove, purtroppo, non c’è più rispetto della persona…. In una cultura dell’assurdo, della violenza, ci sarebbe tanto bisogno di riprendersi SPAZIO E TEMPO per coltivare la CULTURA DELLA VITA DELL’AMORE E DELLA REVERIE…

Marilisa

Sono stata “tirata dentro” da Marilisa a vivere l’esperienza di Crescere Insieme; non potevo farcela con tutti gli impegni di famiglia, lavoro, catechesi in parrocchia, consiglio di istituto, marito spesso via per lavoro…. ma mi sono affidata e ho detto Sì….. MI BUTTO… alla cieca senza sapere nulla…. ma tutto aveva un senso, un perché, un tempo giusto…. c’è veramente un tempo per ogni cosa e a volte non siamo noi a trovarcelo….. ma qualcun altro, Qualcun altro!

E così, quella prima sera, come d’incanto, Gabriele ha iniziato con “arrabbiarsi in famiglia ha senso?” Era proprio ciò di cui avevo bisogno di parlare e su cui riflettere per ripartire “nuova”. Accolta in un clima sereno, semplice, una ventina di persone in gioco con voglia di farsi coinvolgere, di “starci”…. mi sono sentita subito “tra pari”, ognuno con il proprio vissuto, le proprie gioie e le fatiche…. ma belli…. in movimento per crescere, giocarsi le proprie carte e capirci meglio. E’ stata davvero un’esperienza di consapevolezza che mi ha aiutata a fare luce su alcune situazioni di vita, a capirle e a scegliere da che parte stare…. Mi ha fatto molto bene ascoltare quali effetti negativi si producono con la rabbia scatenata su un bambino, su tuo figlio, i sensi di colpa, le ferite e le paure che si creano; capire che tanto più tu ti arrabbi, alzi la voce, e più aumentano le ferite in te e si creano nell’altro.

Mi sono ritrovata molto nel rischio che corro ogni giorno di reinfetare i miei bambini, nel bisogno dell’aiuto di mio marito…. che mi ascolti, mi supporti, accolga le mie paure ed ansie e le porti fuori, mi sostenga…. mi faccia sentire bene, mi aiuti a dare il meglio come mamma e donna al suo fianco.

Mi ha incantata la parola Rêverie e il suo significato. Quella sera che l’ho sentita per la prima volta!….. E oggi, dopo un mese circa, posso dire che, se riesci a viverla, ed in parte ci sono riuscita, è davvero una forza per te stessa perché ti senti bene, ti senti di far crescere e di dare ossigeno e fa bene a tuo figlio perché si sente amato ed incoraggiato ad essere se stesso e non “tuo”.

Mi è piaciuta l’idea che prevedeva che all’ultimo incontro venisse invitato anche il partner per condividere. Per noi è stato importante e trovo che davvero è preferibile vivere tutto il corso insieme per capirsi meglio, cogliere la peculiarità ed il ruolo di ciascuno. Ho capito che sono invitata a fidarmi di mio marito anche se non mi è sempre così automatico e facile; l’ho provato anche durante l’ultimo gioco in cui lui mi accompagnava bendata ed io sono stata invitata ad accoglierlo, a lasciargli lo spazio nel dare le regole ed a sostenere le sue iniziative di stimolo ai figli.

Condivido molto gli effetti benefici del “consiglio di famiglia” per esperienza diretta a casa nostra. I bambini fin da piccoli imparano a parlare, a condividere e soprattutto a prendere accordi tra loro e con i genitori su scelte, impegni e quindi su certe regole.

L’esperienza fisica ed emozionale più bella è stata l’abbraccio.

Grazie: sento forte il desiderio che alcune coppie di amici che conosco traggono beneficio… vivendo questa esperienza. Gabriele possiamo organizzare degli incontri come questi ad ottobre a Cadoneghe? Grazie!

Federica

Nel viaggio in macchina per raggiungere il luogo del corso mi è capitato di pensare a come sarà la serata, quanti saremo, cosa succederà etc. Una volta arrivato, la prima emozione che mi ha abitato, sceso dalla macchina e prima di entrare, è stata di imbarazzo. Sono l’accoglienza ed il calore delle persone che fanno svanire l’imbarazzo iniziale che si crea tra esseri umani che non si conoscono, e così è successo anche qui attorno ad una tavola piena di dolci, torte salate e frutta.

Mi è piaciuto iniziare la serata con il gioco perché trovo che ci faccia riappropriare di quella emozione di gioia che è anche per adulti. Bravo Simone a condurre e a farci divertire. Il fantasma dell’“imbarazzo” misto vergogna ritornò a farmi visita quando, subito dopo aver terminato di giocare, all’orizzonte è apparso Mirco, un omone grande e grosso dal viso imbronciato e dal cuore buono, che ci ha proposto di muoverci con le danze popolari. Anche qui mi sono riscoperto di nuovo divertito e pieno di energia sentendo questa musica che entrava dentro e faceva muovere il mio corpo unito a tanti sorrisi miei e delle altre persone; l’emozione di vergogna si è di nuovo dissolta. Dopo questa fase di conoscenza attraverso il gioco e la danza, ho apprezzato molto la semplicità, la sensibilità e la chiarezza con cui Gabriele ci hai condotti al tema della serata usando termini apparentemente difficili, ma rendendoli accessibili a tutti. La condivisione, o come si dice nella nostra scuola co-narrazione, fa veramente riscoprire attraverso il racconto e l’ascolto quanto la propria storia e quella degli altri siano coese e quanto le emozioni che proviamo in realtà riguardano tutti. Mettere in pratica questo è veramente educare all’Empatia, al sentire l’altro dentro, e mi è stato confermato grazie anche all’aiuto e alla dolcezza di Emanuela che ha condotto la condivisione e l’ascolto in un piccolo gruppo.

Le persone come me hanno bisogno e necessità di vivere di “Umanità” e, quando si propongono serate come queste dove la Conoscenza è accessibile a tutti e il gioco ci riporta a gioire e la danza ci fa sentire coesi agli altri, …beh allora sì che accade la magia che ci sorprende!!!!

Michele

Nel tentativo di descrivere questo percorso, mi accorgo che sfugge la possibilità di restituire la densità dell’esperienza che mi ha coinvolto direttamente. Ho avuto il privilegio di entrare a far parte di un contesto che, passo dopo passo, ha reso possibile condividere apprendimenti e crescita, per me soprattutto in termini umani e anche professionali. Chi ha progettato e realizzato queste serate, ha trattato i temi con terminologia tecnica, che è stata però resa chiara e fruibile da tutti, suscitando quindi insight, domande e riflessioni personali interessanti.

Conoscendo le tematiche, ho cercato di cogliere lo sguardo, i sorrisi, i messaggi non verbali, i bisogni che avevano condotto lì tutti noi partecipanti, per capire quale distanza e quale vicinanza suscitava ciò che veniva detto, lo stare in gruppo, il fare insieme. Nelle pause mangiavamo e bevevamo insieme, così ho verificato con gioia che conoscere e nutrirsi vanno di pari passo. Ho visto un gruppo eterogeneo che, man mano, si è scoperto “sulla stessa barca”; un gruppo di persone che, pur nell’individualità e nella diversità di esperienze, condivide, di fondo, le stesse problematiche come genitore e che, quindi, si è aperto a riflettere sui modi comuni di gestire le dinamiche conflittuali. Siamo arrivati alla conclusione condivisa che la rabbia non serve a nulla e questo è stato molto liberante come punto di partenza. Mi hanno coinvolto emotivamente soprattutto due attività: il laboratorio con l’argilla per rivivere la nostra infanzia e fanciullezza e l’attività in cui la figura maschile doveva fare la guida. Il primo perché l’argilla ha un potenziale evocante enorme su di me, mi fa tornare gioiosa bambina che dà libero sfogo alle proprie capacità espressive; poi perché, attraverso la condivisione, sono riuscita a cogliere con empatia gioie e sofferenze degli altri partecipanti, sentendomi di nuovo “sulla stessa barca”, in comunione con il gruppo. L’altra attività è stata importante fondamentalmente per due motivi concatenati: non conoscevo il mio partner, ma mi sono affidata all’istante a lui attraverso la mia intuizione. Questo mi ha portato a svolgere l’attività nella piena fiducia e, quindi, con un senso di serenità e benessere, che non è sempre facile e scontato ritrovare nel quotidiano. Mi sono sentita partecipe e coinvolta anche durante le danze condotte da Mirco; è stato bello il momento della condivisione finale.

Non è detto che finite le serate sia cambiato qualcosa nella mia vita e in quella del gruppo, ma sicuramente è stato gettato un seme di riflessione personale che potrebbe portare, a tempo debito, i suoi frutti!

Erika

In ogni incontro ho fatto un’esperienza diversa, con strumenti diversi: l’argilla piuttosto che la drammatizzazione in cui ho anche avuto la fortuna/possibilità di essere lì in prima persona. Non so dire né esprimere esattamente come e in che modo ho scoperto e tirato fuori parte di me e del mio intimo. Io così restia a scoprirmi, a farmi toccare, a mettermi al centro in prima persona, mi sono ritrovata proprio in queste situazioni. Caspita! Il massaggio con il palloncino è stato il massimo. Se ci penso adesso mi vengono i brividi. E poi la grande magia: persone diversissime, a volte sconosciute o quasi, che riescono a esprimere emozioni e sentimenti con perfetti sconosciuti, o comunque con persone con cui non si ha certo un’intimità che ti permetta di fare certe esperienze. Sicuramente molto di ciò è dovuto agli intenti con cui una persona arriva a frequentare questi corsi, ma non solo. Il metodo utilizzato è di grande aiuto e poi ci sono i conduttori, anche se questo termine è veramente riduttivo. Comunque… i conduttori per indicare Gabriele e Simone che conducono, spingono, contengono, stimolano e mille altre cose; sono delle figure insostituibili. Riescono a creare il clima da subito… due “giochetti” e già ti sembra di conoscere il resto del gruppo da sempre. E da come conducono si capisce che il loro affiatamento è grande e questo permette loro di trasmettere una grande sicurezza e serenità a tutto il gruppo.

Sabrina

Ricordo che le serate sono state per me, in generale, dei momenti vissuti in modo sereno. Al termine di giornate intense, infatti, si inserivano non come un ulteriore impegno da affrontare, ma come situazioni di tranquillità e armonia. Queste sensazioni si sono rivelate soprattutto col passare delle serate e tramite la conoscenza delle persone che mi circondavano. Si può dire infatti che alla prima delle serate mi avvicinavo con qualche timore, soprattutto perché non conoscevo la maggior parte delle persone che avrei incontrato. Ma questa preoccupazione iniziale, fin dalle prime attività svolte, è svanita dando spazio invece alla sensazione di appartenenza al gruppo che si andava via via formando, di fiducia, in me stessa e negli altri, di benessere. Ricordo con piacere che le attività che ci sono state proposte mi hanno divertito e mi hanno consentito di partecipare mettendo del mio, pur senza togliere spazio ad altri. Mi sono sentita perciò protagonista anche senza prevalere su nessuno, soprattutto perché gli spazi, i tempi e le modalità di partecipazione alle attività erano ben regolati dai conduttori. L’atmosfera era perlopiù giocosa, ma, nonostante ciò, risultava molto semplice anche il passaggio dall’attività ludica ai momenti di riflessione, proprio perché la prima consentiva di creare legami immediati tra i partecipanti che così erano disposti a mettersi in gioco volentieri anche tramite condivisioni e riflessioni profonde e personali. Certamente l’argomento attorno a cui si discuteva per me non si è esaurito in quelle poche serate, e ricordo con precisione che proprio durante i dialoghi e le condivisioni, continuamente i miei pensieri trovavano riferimenti con la mia vita, con episodi che mi permettevano di sentirmi vicina alle altre persone e di capire il reale valore di ciò che ci veniva proposto. Questo aspetto di concretezza conferma sicuramente l’opportunità, la necessità di affrontare il tema proposto e di farlo in una comunità in cui ci sia fiducia e rispetto reciproco. Particolarmente significativa è stata l’attività che prevedeva l’uso dell’argilla come materiale con cui interagire e da manipolare. E’ stata importante soprattutto per creare relazioni autentiche fra i singoli che si stavano conoscendo ed incontrando, attraverso l’espressione, tramite l’uso di diversi stili comunicativi: quello manipolativo, quello verbale ed anche non verbale-gestuale.

Monica

La prima sera di un percorso è sempre una cosa un po’ così. Qualcuno ti invita, ti accenna in modo più o meno preciso quello che si farà, ti lasci coinvolgere e vai. Ti trovi di fronte a delle persone mai viste, volti nuovi, storie di vita che non conosci. Un veloce giro di nomi, una pennellata per dire qualcosa su di sé e poi si parte. E quando si parte l’esperienza comincia sempre con un gioco. Ogni volta mi stupisco del potere del gioco, delle inibizioni che toglie, dello stacco che riesce a creare con il resto della giornata. Questo è il primo ricordo che ho delle quattro serate del percorso Crescere Insieme alle quali ho partecipato: il passaggio dalla diffidenza alla confidenza, dal non conoscersi alla relazione già dal primo incontro e il desiderio di vedersi altre volte perché è stato bello stare assieme. Dovrebbe essere una cosa normale, l’uomo è fatto per la socialità, per la compagnia, eppure l’esperienza di tutti i giorni ci insegna quanto è difficile stare assieme, andare d’accordo. Anche all’interno dell’ambiente familiare quanto si fatica a vivere relazioni belle: non è per nulla un risultato scontato. Altra cosa che ricordo con molto piacere è la profondità delle condivisioni. Anche questo è sembrato apparentemente facile; come se tutti tra i presenti, anziché parlare abitualmente delle “banalità” che vanno per la maggiore come il calcio, il tempo, le storie di questo o quel personaggio, passassero il grosso del loro tempo a discutere con le persone delle cose che danno senso alla loro vita. Una bella alchimia che si è realizzata e che ha permesso che tutto questo avvenisse in modo armonioso e lineare. Nessun incontro tra essere umani è un’esperienza vuota, anche un “banale” saluto o una stretta di mano sono portatori di emozioni e di relazione, ma quando dentro a questo incontro c’è condivisione delle cose che per te sono fondamentali nella vita, quando sei disposto a mettere a nudo tutto te stesso pur di rendere significativa la tua presenza, allora è lì che veramente l’essere umano tocca l’apice della sua grandezza. E quando questo avviene, quando le persone vengono messe nelle condizioni di farlo, non è certamente frutto del caso, ma conseguenza di una preparazione, di conoscenza e, più ancora e più di tutto, amore per le persone e convinzione di fare tutto proprio per loro.

Alessio

Ricordo volentieri questa proposta per i contenuti espressi in maniera semplice e chiara e per le modalità di coinvolgimento con attività pratiche dei partecipanti; questi incontri non sono stati solo informativi, ma anche formativi per aumentare la conoscenza di noi stessi e degli altri. Altro grande aspetto di questi corsi, o meglio percorsi, è che alla fine eravamo tutti amici, tutti liberi o meglio liberati dalle proprie paure e dai pregiudizi degli altri. Questo perché il contesto e l’atmosfera che si creava aiutavano molto. Bello ritornare a casa pieni di vita e di esperienze. Questa proposta mi ha permesso di tornare a casa, oltre che con l’entusiasmo e la grazia di aver incontrato belle persone, anche con la gioia di avere condiviso con loro parte della mia vita, caricandomi in maniera positiva. Anche perché, è proprio quando la vita ti segna, che trovi le giuste proposte per viverla ed affrontarla con un po’ di sorriso, sapendo che non sei solo e che puoi condividere con gli altri. Credo che l’amore circolato e interscambiato abbia toccato il mio essere tanto da renderlo presente e necessario nella mia vita lavorativa e familiare. Perché l’Amore, se condiviso, è base per un bene comune e proprio. Ogni bene a chi prosegue su questa strada… Grazie della proposta!

Bruno

Non conoscevo nessuno tranne mio marito, che a mia sorpresa, mi disse subito di sì quando gli comunicai la proposta di Gabriele. Anche lui, animato un po’ dalla curiosità e dal desiderio di nuove avventure, ha sentito subito che in quel posto era permesso tornare un po’ bambini. Una volta concesso a sé stessi di fare un po’ i bambini il resto vien da sé, perché i bambini sono amici di tutti, anche di chi non hanno mai visto prima, e ti ritrovavi senza pensarci troppo a ballare con uno sconosciuto, a prendere in mano un pennarello da disegno e a lasciarsi prendere un po’ in giro. Il clima giocoso ha subito riscaldato gli animi lasciando da parte per un momento la diffidenza e la perplessità del domandarsi “ma che cosa ci faccio qui?”. In quel momento forse ho capito quanto anche noi adulti ci concediamo troppo poco di prendere contatto con le nostre parti infantili e con quell’umana socialità nascosta dietro le sovrastrutture della psiche che l’adulto si costruisce nel tempo.

Questi momenti di clima giocoso venivano alternati da altri momenti in cui si recuperava la razionalità attraverso un percorso di riflessione proposto dai conduttori, che intendeva portarci ad una comprensione più profonda di noi stessi. Il modello della mente proposto poteva divenire (a seconda della disponibilità della persona) un pretesto ed un’occasione per rileggere alcune esperienze personali attraverso una “nuova” chiave di lettura. Il clima del gruppo diventava quindi più pacato, riflessivo, attento. Sembrava che dentro di noi, le parti infantili evocate dalle attività giocose appena concluse, potessero per un attimo incontrarsi con la riflessione più adulta e matura sulle vicende della propria vita. Vedere sé stessi e la propria storia con gli occhi e il cuore di bambini può essere molto bello e utile, ma in quei momenti ho pensato anche che a volte il cuore di bambino può conservare dentro di sé alcune ferite da cui le sovrastrutture adulte ci proteggono, e forse questa idea mi aiutava a spiegarmi le lacrime che ho colto nei volti di alcuni partecipanti.

All’ultimo incontro mi sono sentita al sicuro quando ho deciso di condividere con il gruppo un disagio legato ad una brutta vicenda personale che era accaduta in quei giorni. Devo dire che l’esperienza è stata nel complesso positiva, e mi ha lasciato la scoperta di un bisogno nuovo che forse non avevo ascoltato abbastanza: di permettermi alcuni momenti della mia vita in cui lasciarsi andare, permettersi di regredire un po’, stare bene con i miei amici e i miei famigliari esercitando la mia spontaneità. Quello che si è creato in quel gruppo quindi è stato importante perché trasportabile nella vita quotidiana e non recluso a quello specifico contesto.

Sono quindi scesa da quella Mongolfiera con il ricordo piacevole dei sorrisi amichevoli di molte persone. E’ stata davvero un’avventura indimenticabile.

Silvia

Non vorrei ricordare i dettagli del programma, ma ciò che conservo nel cuore.

Ricordo vivamente il “clima” che tale esperienza produce: potrei parlare di “verità” e di “comunione d’anima”. Questo ritrovarsi fra persone sconosciute, ma pronte a mettersi in gioco ha creato in questo contesto un clima di “verità” personale, un clima di sincerità e di apertura all’altro sorprendente per la quasi naturalezza con la quale si è prodotto. E’ ovvio che in questo contesto non-giudicante la possibilità di comprensione, di cambiamento e di arricchimento sia alta; e questo è quanto accaduto.

Ricordo in questi giochi come la conoscenza fra noi si sia rivelata quasi come in forma di appartenenza a questo percorso di crescita personale e di coppia. Incide profondamente nel generare vicinanza fra persone la comunione d’anima che s’è creata: questa fa sì che ognuno possa portare al gruppo in ascolto un pezzo di sé, una bellezza, un limite, una paura, senza che nessuno abbia il desiderio insano di rispondere o consigliare. Invece, nella comunione appunto avviene un arricchimento attraverso la comunione con l’altro. E’ vero che io sono allenato a questo tipo di rapporto con la parola, ma è sempre una sorpresa quando l’altro si apre e dà sé stesso, specie se questo avviene fra sconosciuti ed in poco tempo.

Mirco